L’Anima e il Volto

munaretti-cover

Carissime visitatrici, carissimi visitatori. È per me motivo di grande orgoglio poter ospitare nella città di Cerea la mostra “L’anima e il volto”: una preziosa collezione di più di 100 opere proveniente dalle calli veneziane e che la lungimiranza dell’Amministrazione comunale ha salvato dall’oblio, ospitandola all’Area Exp per i prossimi anni. La collezione, portata a Cerea dallo scultore Guerrino Lovato, raccoglie i calchi più famosi della celebre Fonderia Munaretti, l’o cina dello scultore Emanuele Munaretti, altrove indicato come “scultore Muner”, molto attiva tra la ne dell’Ottocento e il 1945.

Il Sindaco
Paolo Marconcini

La fonderia Munaretti

 Questa è la storia di una famosa fonderia veneziana, molto attiva tra la fine dell’Ottocento e il 1945, ma proseguita anche fino gli anni Sessanta per opera degli eredi, con produzioni più modeste e vendita di piccole sculture decorative, specialmente per turisti. Una storia ammantata di un certo mistero a causa della scarsità di notizie relative agli inizi, alla sua gestione e alla sua cessata attività.

 

L’officina di Muner

Il complesso di edifici, qualche anno fa restaurato e riadibito a uso abitativo, sito in calle Cortellotti, zona Zattere a Dorsoduro, era l’abitazione e l’officina dello scultore Emanuele Munaretti, altrove indicato come “scultore Muner”.

La produzione della fonderia variava dalla fusione di metalli per oggetti destinati a un uso quotidiano (come vasi da giardino e altri utensili o soprammobili), a opere d’arte, talvolta colossali, in bronzo, ghisa, ottone… Opere d’arte destinate a trovare una propria collocazione definitiva sia in Italia che all’estero.

 

Emanuele Munaretti

Emanuele Munaretti, nacque il 27 gennaio del 1859 a Vicenza, dove studiò alla Scuola d’Arte applicata e dove trascorse gli anni della sua formazione e del praticantato nello studio Carollo e Cortellazzo, per continuare poi a Milano, presso lo scultore Giuseppe Scalabrin.

Nel 1882, su invito della fonderia Arquati, in Venezia, si stabilì nella città lagunare dove rimase a fondere opere d’arte per il resto della sua vita.

Cessata l’attività dell’Arquati, Munaretti rilevò l’attività e proseguì, con la fonderia a proprio nome, nella fusione di importanti statue e monumenti in mezzo mondo.

Il particolare fuse il monumento a Giuseppe Mazzini a Padova, realizzato da Giovanni Rizzo e inaugurato nel 1903: magistrale esempio di monumentalità risorgimentale, con la figura bronzea del Mazzini che, nella posa sicura di chi ha lottato per la libertà della patria, si eleva su un alto piedistallo sotto il quale sta seduta, imponente, una figura femminile rappresentante l’Italia Unita.

Sempre nel 1903 la fonderia prese l’incarico di riparare uno dei cavalli della Basilica di San Marco.

In seguito al crollo del campanile di San Marco, avvenuto il 14 luglio 1902, la fonderia Munaretti vinse l’incarico di restaurare tutti i bronzi ritrovati tra i resti del disastro, le campane, le quattro statue bronzee di Jacopo Sansovino raffiguranti Minerva, Apollo, Mercurio e la Pace, nonché il cancello, sempre in bronzo, opera settecentesca di Antonio Gai.

Premi e onorificenze arricchirono la fama della fonderia nel corso degli anni: Croce della corona d’Italia attribuita motu proprio da Umberto I; medaglia d’argento del Regio istituto veneto di scienze, lettere e arti; medaglia d’argento alla Esposizione universale di Saint Louis, ecc.

 

La storia recente

Prima di convertire ad abitazione l’immobile, nel 1998 una erede volle sbarazzarsi di quanto l’edificio sul rio Ognissanti conteneva.

Il tutto fu acquisito dallo scultore e storico dell’arte Guerrino Lovato. Riapparvero così statue in gesso di vario dimensioni, forme al negativo per vasi e decorazioni, muffole per la fusione di piccola statuaria, un centinaio di dime per profilare vasi e campane dalla creta.

Tra le altre opere, una colossale figura in gesso, alta tre metri seduta, che rappresenta l’Italia Unita, modellata da Antonio Rizzo per il monumento a Giuseppe Mazzini a Padova e la testa del patriota dallo stesso monumento.

Poi ci sono i calchi in gesso di tre statue in bronzo di Jacopo Sansovino (1540), dalla Loggetta, come trovate sotto le macerie del campanile di San Marco nel 1902: i calchi mostrano le storture patite dalle statue a causa del crollo del campanile.

Sono pervenute inoltre le impronte positive delle porte in bronzo di Antonio Gai (1735) delle medesima Loggetta, e tre altorilievi di Antonio Canova (uno firmato e datato 1838), scultore confuso con il più celebre omonimo di Possagno.

Ci sono infine circa 200 muffole che contengono preziose medaglie, angeli, crocifissi e altri oggetti, nonché sculture di figure e di ornati, medaglie, calchi, dime, terrecotte, stampi, modelli.

munaretti-brochure.pdf (41 download)